Musica / Eurofestival 2021: l'Italia sul podio

Le prime ore del 23 maggio 2021 hanno portato con loro la vittoria dei Maneskin al Song Contest 2021 che ha avuto luogo all'Ahoy Arena di Rotterdam, celebre città portuale dei Paesi Bassi. La canzone premiata, Zitti e buoni, quindi, raccoglie consensi, oltre che in Italia anche in ambito europeo, essendo tra l'altro il brano più ascoltato sulla piattaforma musicale Spotify. Lungi dal trovare nel brano chissà quali genialità e originalità poetico-musicali non si può non riconoscere alla giovane formazione romana di aver portato sul palcoscenico europeo una ventata di energia positiva, se vogliamo un momento di beata gioventù, con tutti i pregi e le imperfezioni che la condizione necessariamente comporta. Ciò non può che essere visto positivamente, soprattutto perchè i Maneskin vengono dall'Italia, un paese che difficilmente riesce a rinnovarsi e dove i precetti gattopardeschi espressi da Tomasi di Lampedusa sono fondanti riguardo un certo di pensare. 

La prima cosa che mi ha riempito di gioia è stato il fatto di vedere persone di diverse nazionalità che interagivano tra loro, come del resto vedere un pubblico che assisteva ad uno show. Parole queste che sembrano di una banalità sconcertante, ma con tutto quello che abbiamo passato negli ultimi quattordici mesi perdono il loro manto mediocre e grigio di banalità per assumere un abito luminescente di speranza che possa condurre a una situazione dove possa essere ritenuto normale andare ad un teatro, ad un cinema o a una partita di calcio. 

Eurofestival 2021
Fotografia da La Repubblica
Senza andare a ripercorrere l'andamento della gara, svolta in maniera asciutta e coincisa, ritengo necessario fare qualche riflessione in merito a questo Eurofestival. Il primo aspetto che merita un approfondimento si ricollega a quanto detto nell'introduzione di questo articolo, vale a dire, la vittoria della band romana dei Maneskin. Ritengo molto importante che dopo trent'anni dall'ultima vittoria italiana ottenuta da Toto Cutugno, sul gradino più alto del podio siano stati posti dei ragazzi italiani che hanno proposto un brano dalle sonorità rock dal testo anticonvenzionale, un testo di ribellione giovanile, portato avanti con energia e coraggio, uno sdoganamento quanto mai necessario per un paese come il nostro, che troppo si crogiola su esperienze musicali costruite a tavolino che pongono le basi su una tradizione musical-culturale che viene considerata solo per perseguire profitti. Per essere più chiaro, se ce ne fosse bisogno, preferisco che l'Italia esporti i Maneskin piuttosto che gruppi o solisti cloni mal riusciti di una tradizione belcantistica che nella sua dimensione originale, leggi opera lirica, interessa a pochi. 

Altro aspetto da considerare è l'altissimo livello espresso dallo spettacolo televisivo. Il lavoro dello scenografo Florian Wieder e del regista Marnix Kaart esprime una progettualità contenutistica di altissimo profilo: l'Eurofestival è uno spettacolo prettamente televisivo, quindi gli schermi casalinghi devono essere posti nella condizione di essere protagonisti dello spettacolo: ciò è avvenuto attraverso l'uso della realtà aumentata che ha permesso di rendere lo strumento televisivo la sola via percorribile per apprezzarne i contenuti. Uno spettacolo moderno quindi, che attraverso i suoi fantastici effetti speciali ha reso un servizio agli artisti sul palco, riuscendo nell'impresa mai facile di valorizzare le canzoni, e rendere al pubblico, soprattutto televisivo, un messaggio organico e inclusivo dove diverse abilità artistico-tecnologiche incontrandosi tra loro proficuamente, hanno dato vita ad un vero spettacolo musicale capace di tenere fino all'una di notte gli spettatori davanti ai teleschermi. 

Difficile non fare confronti, dopo lo spettacolo di ieri sera, con il nostro consunto Festival di Sanremo, che paragonato alla dinamicità e potenza espressiva del Song Contest 2021 risulta essere un evento prolisso, statico, praticamente di altri tempi e soprattutto che porta in dote una scarsa credibilità. Il nostro purtroppo è un paese profondamente conservatore, resistente ai cambiamenti, dove a distanza di più di settant'anni si parla ancora di fascismo e di resistenza, quando nel resto del mondo si mettono in opera progetti che pongono in primo piano innovativi contenuti artistici e tecnologici che hanno la funzione di adeguare ai tempi, donandole nuova vita, come in questo caso, strumenti mediatici tradizionali come la televisione, che nel nostro paese, oramai, riesce a infondere emozioni solo quando trasmette partite di calcio; il resto è retorica di infimo livello, ipocrisia e continua messa in onda del mainstream istituzionale.

La speranza, come recita il motto popolare, è l'ultima a morire, e mi piace evocarla con il grido di auspicio di Damiano che ha squarciato la notte di Rotterdam e con essa, per riflesso, il buio culturale che sempre più velocemente sta inghiottendo questa bella terra protesa in mezzo al mare: « Rock'n'roll never die. Il Rock and Roll non morirà mai», come anche la voglia di libera espressione di contenuti.


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