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Visualizzazione dei post con l'etichetta cultura

Cinema / Ariaferma: l'umanità contenuta nell'attesa

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Confesso che nutrivo una certa curiosità nel vedere Ariaferma , l'ultimo lavoro del regista Leonardo Di Costanzo. Il film dopo essere stato proiettato al Festival del Cinema di Venezia è uscito nella sale nell'ottobre 2021. Dopo avere avuto molteplici candidature al David di Donatello , è riuscito a portarne a casa due: Migliore Sceneggiatura a Leonardo Di Costanzo, Bruno Oliviero e Valia Santella e Miglior Attore Protagonista a Silvio Orlando . Il film riconnette il cinema italiano al grande cinema europeo, e di questi tempi plasmati da un preoccupante vuoto contenutistico realizzato attraverso una comunicazione fatua, Ariaferma è una bella sorpresa. Non sorprende invece che a realizzare un film del genere sia stato Leonardo Di Costanzo, regista ischitano classe 1958 capace di crearsi una solida reputazione come documentarista, tratto questo che si rinviene nel film in questione, dove le immagini riescono molto spesso da sole a restituirci lo spiritu loci degli ambienti, c...

Taci anima che nulla più c'è da dire.

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Scorrendo le vicende dell'anno tuttora in corso, l'ultimo articolo del 2021 non può che perseguire l'intento di cercare di ricostituire un sentimento che pare perduto: l'umanità. Mentre stavo realizzando di scrivere qualcosa in merito, come spesso succede, il caso è giunto in mio soccorso con il nobile intento di fornirmi ispirazione per ciò che avrei avuto intenzione di scrivere; ecco quindi che mi imbatto nella splendida poesia di Camillo Sbarbaro "Taci anima stanca di godere", lirica contenuta nella raccolta di maggior successo del poeta ligure, Pianissimo del 1914. Avevo avuto modo di leggerla qualche anno or sono, ma quei versi seppur bellissimi, non mi avevano dato la giusta illuminazione, non erano riusciti a far scoccare in me la scintilla poetica introspettiva in essi contenuta. La "colpa" chiaramente, non andava fatta ricadere su quel capolavoro, ma bensì sul ricevente, probabilmente non ancora in sintonia con gli intenti profondi del poet...

Rieducare e assimilare: una storia dimenticata degli indiani d'America

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Esiste una storia dimenticata che giace nella sedimentazione dei decenni e dei secoli. Spesso è una storia che non si trova sui libri che vengono fatti studiare a scuola, ma si trova su testi che mirano ad approfondire, che spesso purtroppo non sono alla portata di tutti: se l'interesse per un determinato argomento non parte dall'individuo, difficilmente viene posto in essere dal sistema. La storia dimenticata della quale vorrei scrivere brevemente in questo articolo riguarda il triste affare dei collegi di rieducazione per i bambini indigeni sorti in territorio americano alla fine del XIX secolo. La fine delle guerre indiane e la chiusura dei nativi nelle riserve decretò la vittoria militare statunitense nei confronti delle tribù indigene; questo aspetto presentò il problema di assimilare alla cultura occidentale i nativi cominciando dalle giovani leve. Questa era la visione della parte più progressista delle elite americane che credeva che l'unico modo per integrare i na...

Cinema / Opera senza autore. La sorgente della creatività

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Il mistero della creatività, massima espressione umana, è stato oggetto di analisi molto frequentato da diversi studiosi operanti in vari campi della conoscenza. Il cinema non da meno, partecipa all'elaborazione del fenomeno e spesso lo fa in maniera magistrale, come nel caso del film Opera senza autore (2018) del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmark. Il regista, anche autore del soggetto, nell'ideazione del film si ispira parzialmente alla vita del pittore Gerhard Richter, nato nel 1932 a Dresda e attivo in Germania dal dopoguerra, divenendo poi nel 1971 direttore dell'Accademia d'Arte di Düsseldorf. Le vicende narrate nel film hanno inizio nel 1937 e vedono al centro della storia il piccolo Kurt Barnert e la giovane e bella zia Elisabeth May, amante della musica e dall'arte, che purtroppo vivono durante un momento difficile per la Germania. La zia porta il bambino a vedere una mostra allestita sull'arte degenerata, dove si riconoscono dipinti di Ka...

Le parabole sovrapposte di Benigni e della (pseudo) sinistra italiana

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       La figura di Roberto Benigni è stata senz'altro singolare nel panorama dello spettacolo italiano. La sua comparsa sugli schermi televisivi dalla metà degli anni '70, fu sicuramente un evento di rottura nei confronti di una televisione che faceva della sua essenza una cultura radicata nel mondo borghese. C'è da dire, però, che quella di Benigni non fu un esperienza isolata, ma figlia dei tempi: nel 1969 Dario Fo portava in scena Mistero Buffo , e sembra strano dirlo, esisteva all'epoca una sezione programmi sperimentali della RAI che produceva pellicole innovative e di nicchia. La parabola di Roberto Benigni ha il suo inizio quindi in un contesto aperto ad un espressione  tendenzialmente anti-borghese (ancora per poco), che si collocava proprio nel decennio di maggior peso politico del PCI di Berlinguer: nelle elezioni del 1976 raggiunse il miglior risultato di sempre ottenendo il 33,3 % dei consensi. Il Benigni attore portava con sé in dote il teatro popo...

Cinema / Lei mi parla ancora

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Pupi Avati all'anagrafe Giuseppe Avati, classe 1938, è un regista che nella sua lunga carriera ha sempre avuto come tratto distintivo una modalità narrativa che lo ha sempre identificato nel panorama cinematografico italiano. Il suo ultimo lavoro Lei mi parla ancora  ispirato dal libro Lei mi parla ancora-memorie edite ed inedite di un farmacista scritto da Giuseppe Sgarbi, padre di Vittorio ed Elisabetta, pubblicato nel 2016 e dedicato alla memoria della moglie Rina Cavallini scomparsa nel 2015 dopo ben 65 anni di matrimonio, conferma questa collocazione ancora una volta. Il film era destinato alla distribuzione nelle sale ma a causa della pandemia è stato venduto a Sky Cinema che lo ha messo in programmazione dall'8 febbraio 2021.  Giuseppe Sgarbi inizia l'attività di scrittore a 93 anni con Lungo l'argine del tempo edito da Skira con le postfazioni dei due figli, in seguito ha pubblicato Non chiedermi cosa sarà il futuro , ma il libro che sente più suo, quello scat...

Quale cultura possibile?

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Nel saggio Economia, società e modi del fare musica nelle culture tradizionali , Marcello Sorce Keller ci riporta come tradizionalmente gli antropologi tendano a suddividere le parti che compongono quel vasto fenomeno che chiamiamo cultura. Alla domanda che cos'è "una cultura" gli studiosi ci dicono quali sono le tre componenti che intervengono nella sua costituzione: una parte materiale, gli oggetti, strumenti e utensili; un sistema socio-economico di riferimento  e infine, una cultura espressiva, ossia religione, arte e linguaggio proprio di una realtà sociale. Quindi ciò che chiamiamo cultura è quel conglomerato stratificato nel tempo di queste componenti che interagiscono tra loro. Come ci ricorda anche Mario Vargas Llosa: " La cultura non è la somma di parecchie attività, ma un modo di vivere, un modo di essere in cui le forme sono importanti quanto il contenuto. La conoscenza ha a che vedere con l'evoluzione della scienza a della tecnica, e la cultura è qua...

Francesco Totti: un documentario

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     Da tifoso romanista quale sono, non potevo esimermi dal guardare Mi chiamo Francesco Totti il documentario firmato Alex Infascelli e presentato al Festival del Cinema di Roma 2020, che ripercorre la vita, privata e sportiva, del campione di Via Vetulonia. Il filmato fa partire la sua narrazione dalle ore precedenti alla cerimonia, che allo stadio Olimpico, decreta l'addio al calcio di Francesco. Nel percorrere le strade che dal passato l'hanno portato in quel momento fatidico, Infascelli usa immagini della vidoteca della famiglia Totti: i video sulla spiaggia di Tor Vaianica, il tiro a segno ai compagni di scuola, "il gioco delle paperelle" nel cortile della Scuola Manzoni, gli spezzoni delle prime partite con squadre romane minori fino alla fatidica scelta che poteva essere un trampolino verso il professionismo: Lazio o Roma? E qui emerge l'anima giallorossa che non esita un istante, ascolta il cuore e sceglie d'istinto.      Francesco Totti merita d...

Televisione / Il film, il pannolino e il politico

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Il mondo, sempre meno reale e sempre più virtuale, vacua rappresentazione, ormai è immagine pura, ossia icona priva di qualsiasi senso, se non quello di dimostrare se stessa in un corto circuito esistenziale. L'officiante di questa prassi involutiva è l'apparecchio televisivo, vero mediatore dei nostri tempi, ossia ente preposto a determinare un incontro, in questo caso con rapporti di forza sbilanciati, tra due o più parti. L'anomalia più frequente che riscontro nel mezzo televisivo è l'omologazione dei messaggi. Tutto è uguale a tutto all'interno del rettangolo televisivo. Pensiamo ad assistere ad un bel film, appassionante e che esprime valori profondi e tematiche che vale la pena di approfondire; proprio nel momento di maggior tensione emotiva, quando la gola si stringe e i pensieri vanno a mille, ecco che appare un culetto di un bambino nel suo pannolino, seguito da un pacco di fette biscottate, da un un'automobile che consuma pochissimo carburante, da...

Cinema / La forza di Alice. La forza delle donne.

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Il multiforme mondo dei cortometraggi è spesso un terreno di crescita e sperimentazione dove i giovani cineasti si mettono alla prova con il sogno di tentare il grande salto nelle produzioni dei lungometraggi, ossia, il cinema che conta. Tuttavia,  da qualche anno a questa parte, si mette in evidenza una grande produzione di  corti,  dove a cimentarsi con questa forma di cinema di nicchia si nota la presenza di artisti affermati o quantomeno non alle prime armi. Proprio a quest'ultima categoria appartiene Michele Li Volsi, cinquantenne regista e attore palermitano che con il suo ultimo lavoro,  La forza di Alice,  affronta con coraggio e lucidità tematiche scabrose ma quanto mai attuali quali la violenza sulle donne, l'omosessualità femminile e la procreazione assistita. La forza di Alice  narra in poco più di 13 minuti, le vicende, tratte da un fatto di cronaca, di una coppia omosessuale, Alice e Andrea, che decidono di avere un figlio nella ...

Musica / La funzione sociale del melodramma

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L'Italia nell'immaginario collettivo, nazionale ed internazionale, viene riconosciuta come la patria della pizza, delle bellezze architettoniche, del buon clima, della Ferrari, della mafia, primato condiviso quest'ultimo con cinesi, giapponesi e sudamericani e soprattutto del Belcanto, definizione per l'appunto italiana che indica l'arte della tecnica vocale monodica, affermatosi nel tardo XVI secolo. E' risaputo che si pone come inizio del melodramma la data del 6 ottobre 1600, anche se sia hanno notizie di rappresentazioni di favole pastorali già dal 1591, quando a Firenze venne messa in scena la favola drammatica Euridice su testo di Ottavio Rinuccini e musica di Jacopo Peri; un importante contributo alla tecnica vocale e a un nuovo gusto estetico lo apportò Giulio Caccini, membro della Camerata de' Bardi, che nel 1601 pubblicò a Firenze il volume Le nuove musiche, collezione di monodie e canzoni per voce solista e basso continuo; la parte più impor...

Fotografia / Fotografia come parafrasi

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Ricordo ancora con estremo piacere la mia prima visione de La grande bellezza , film di Paolo Sorrentino. A quella prima visione, ne sono seguite a stretto giro altre due. Avevo bisogno di un film del genere. Un film che posso definire squisitamente "epico" per scomodare un termine brechtiano, con la presenza di una voce narrante e assenza di un finale catartico, che riesce ad indurre, attraverso le istanze che pone, un grande lavoro intellettuale allo spettatore. Inoltre la pellicola non si regge solo sulla sceneggiatura, tra l'altro bellissima, ma trova un forte sostegno nella colonna sonora e nella potenza evocativa delle immagini, che Sorrentino realizza in modo estremamente classico; molte inquadrature centrali e sinestesicamente stentoree che fanno da rinforzo al paradigma visivo della Roma monumentale, deuteragonista del film. Immagine di copertina I temi che mette in gioco sono molteplici, ma quello sul quale si pone l'attenzione è proprio il senso di...

Cinema / Viola, Franca. Un corto per ricordare

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Tra le molteplici funzioni che può ricoprire il cinema, una delle più importanti è probabilmente rivestirsi dell'importante compito di esercitare il ricordo, ossia, impattare e rimbalzare, attraverso le immagini, emozioni nel grande contenitore della memoria individuale e collettiva. Questo è il caso che riguarda il  riuscito cortometraggio del 2017 Viola, Franca per la regia di Marta Savina, che vede tra gli interpreti Claudia Gusmano, nel ruolo di Franca, Ninni Bruschetta, nel ruolo del padre Bernardo, Carlo Calderone nei panni dello sciagurato Filippo Melodia e Maurizio Puglisi nel ruolo di Don Valerio. Forse i più giovani ignorano la figura di Franca Viola, donna, anzi, adolescente all'epoca dei fatti, di straordinario coraggio che si oppose con fermezza alla pratica del matrimonio riparatore, la cosiddetta "paciata"che le avrebbe permesso di salvare il suo "onore". Il cortometraggio Viola, Franca in circa 15 minuti di grande scorrevolezza na...