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Visualizzazione dei post da 2021

Media / Narrazioni strategiche

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 Avendo passato più di cinque decadi su questo pianeta, e nello specifico, su questa appendice di terra che guarda a mezzogiorno protesa nel mare, ricordo ancora oggi le campagne ambientaliste portate avanti tra gli anni '70 e '80 dai partiti di sinistra italiani. Ricordo inoltre le immagini del fiume Lambro sul quale navigava, eterea e maleodorante, la schiuma proveniente dagli scarichi industriali degli stabilimenti della zona, come le campagne anti-plastica che cercavano di migliorare la vita delle creature acquatiche, spesso immortalate con indosso uno spesso strato di liquame nero, sversato da qualche petroliera nei nostri mari. L'attenzione all'ambiente in una certa fascia della popolazione, i più colti, consapevoli e attenti, è stata sempre presente in Italia; i primi movimenti, di stampo aristocratico e colto, risalgono addirittura ai primi anni del '900, mentre nel 1955 un gruppo di intellettuali darà vita a Italia Nostra , dapprima su posizioni miranti a

Cinema / Il cattivo poeta: ultimi giorni di una vita inimitabile

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Tra le molte vittime "artistiche" del Covid 19 figura anche il film di Gianluca Jodice, Il cattivo poeta , una pellicola a sfondo biografico che pone al centro dell'obiettivo gli ultimi due anni di vita di Gabriele D'Annunzio e i suoi controversi rapporti con il regime fascista. Il film è stato presentato in anteprima al Festival della Rivoluzione di Pescara l'8 settembre 2020 e avrebbe dovuto essere distribuito nelle sale dal novembre dello stesso anno, ma a causa delle restrizioni la sua uscita nelle sale è stata posticipata al 20 maggio 2020.  La storia narrata nel film riguarda fondamentalmente una porzione di due vite: una, quella di D'Annunzio oramai una parabola in discesa, disilluso dalla politica dopo la disavventura di Fiume e dopo i voltafaccia di Mussolini che proprio negli ultimi anni di vita del poeta si allea sciaguratamente con Hitler, l'altra, quella del giovane Giovanni Comini, fascista rampante posto alla guida della provincia di Brescia

Cinema / Costa-Gavras: un regista alquanto scomodo

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Nel mare magnum dell'informazione contemporanea, ciò che maggiormente salta agli occhi è la sproporzionata esposizione mediatica di alcuni personaggi dello spettacolo rispetto ad altri. Alcuni attori e registi sono presenti su copertine di riviste, in servizi giornalistici televisivi, senza neanche aver fatto nulla di meritorio in tempi recenti. Sono presenti perchè sono. Avanguardie mediatiche del pensiero dominante, espressione del mainstream. Altri rappresentanti dello stesso panorama professionale sono invece pressoché assenti dalla considerazione del grande pubblico, spesso conosciuti solo dagli addetti ai lavori e nominati in qualche Tg solo se hanno realizzato qualche pellicola che viene proiettata a Venezia, Cannes o Berlino, dove magari,  e non è cosa rara, ottengono anche qualche riconoscimento importante.  Della seconda categoria di cineasti, ossia gli sconosciuti al grande pubblico, ha un ruolo di prim'ordine Konstantino Gavras che risponde allo pseudonimo di Cost

Si fa presto a dire "complottista"

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Il 22 novembre 1963 a Dallas, in Texas, viene ucciso John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti d'America. Il suo successore, Johnson, per appurare la dinamica dei fatti istituì una commissione d'inchiesta, la Commissione Warren, che prese il nome del presidente della corte suprema degli Stati Uniti che la presiedeva. La commissione durante la sua attività di inchiesta, ascoltò più di cinquecento testimoni e consultò un gran numero di documenti fornito dalle istituzioni. La disamina dei documenti stabilì la dinamica dell'accaduto, individuando l'autore dell'omicidio, tuttavia  evidenziando anche i punti deboli dell'apparato di sicurezza che doveva vigilare sulla sicurezza del Presidente; tra questi evidenziò la mancata ispezione dei fabbricati adiacenti al passaggio del corteo, la mancata identificazione del personale di ausilio alla polizia che vigilava lungo il percorso del corteo, nonché un superficiale dispiegamento di queste stes

Cinema / la solitudine di Antonio Ligabue

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     Le realtà marginali della pianura padana risuonano al vento delle canne palustri e attraverso i fonemi del dialetto emiliano sono al centro del lavoro cinematografico di Giorgio Diritti, regista bolognese classe 1959 che annovera tra i suoi maestri ispiratori registi del calibro di Pupi Avati e Ermanno Olmi. Il suo ultimo film datato 2020 prende il titolo di Volevo nascondermi e narra le vicende del pittore Antonio Ligabue. La parabola del pittore è paradigmatica di una vita sfortunata: nasce in Svizzera nel 1899 figlio di una immigrata italiana che morì presumibilmente per un intossicazione alimentare insieme agli altri tre figli, Antonio venne allora dato in affidamento, ad un anno di età, ad una coppia svizzera senza figli e in realtà anche con scarse capacità economiche. La vita al giovane Antonio si prospetta subito dura, sarà costretto a cambiare molte scuole, e le difficoltà di apprendimento, complice anche un atteggiamento ribelle, condizioneranno il suo sviluppo intellet

Cinema / Opera senza autore. La sorgente della creatività

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Il mistero della creatività, massima espressione umana, è stato oggetto di analisi molto frequentato da diversi studiosi operanti in vari campi della conoscenza. Il cinema non da meno, partecipa all'elaborazione del fenomeno e spesso lo fa in maniera magistrale, come nel caso del film Opera senza autore (2018) del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmark. Il regista, anche autore del soggetto, nell'ideazione del film si ispira parzialmente alla vita del pittore Gerhard Richter, nato nel 1932 a Dresda e attivo in Germania dal dopoguerra, divenendo poi nel 1971 direttore dell'Accademia d'Arte di Düsseldorf. Le vicende narrate nel film hanno inizio nel 1937 e vedono al centro della storia il piccolo Kurt Barnert e la giovane e bella zia Elisabeth May, amante della musica e dall'arte, che purtroppo vivono durante un momento difficile per la Germania. La zia porta il bambino a vedere una mostra allestita sull'arte degenerata, dove si riconoscono dipinti di Ka

Musica / Eurofestival 2021: l'Italia sul podio

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Le prime ore del 23 maggio 2021 hanno portato con loro la vittoria dei Maneskin al Song Contest 2021 che ha avuto luogo all'Ahoy Arena di Rotterdam, celebre città portuale dei Paesi Bassi. La canzone premiata, Zitti e buoni , quindi, raccoglie consensi, oltre che in Italia anche in ambito europeo, essendo tra l'altro il brano più ascoltato sulla piattaforma musicale Spotify. Lungi dal trovare nel brano chissà quali genialità e originalità poetico-musicali non si può non riconoscere alla giovane formazione romana di aver portato sul palcoscenico europeo una ventata di energia positiva, se vogliamo un momento di beata gioventù, con tutti i pregi e le imperfezioni che la condizione necessariamente comporta. Ciò non può che essere visto positivamente, soprattutto perchè i Maneskin vengono dall'Italia, un paese che difficilmente riesce a rinnovarsi e dove i precetti gattopardeschi espressi da Tomasi di Lampedusa sono fondanti riguardo un certo di pensare.  La prima cosa che mi

Le parabole sovrapposte di Benigni e della (pseudo) sinistra italiana

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       La figura di Roberto Benigni è stata senz'altro singolare nel panorama dello spettacolo italiano. La sua comparsa sugli schermi televisivi dalla metà degli anni '70, fu sicuramente un evento di rottura nei confronti di una televisione che faceva della sua essenza una cultura radicata nel mondo borghese. C'è da dire, però, che quella di Benigni non fu un esperienza isolata, ma figlia dei tempi: nel 1969 Dario Fo portava in scena Mistero Buffo , e sembra strano dirlo, esisteva all'epoca una sezione programmi sperimentali della RAI che produceva pellicole innovative e di nicchia. La parabola di Roberto Benigni ha il suo inizio quindi in un contesto aperto ad un espressione  tendenzialmente anti-borghese (ancora per poco), che si collocava proprio nel decennio di maggior peso politico del PCI di Berlinguer: nelle elezioni del 1976 raggiunse il miglior risultato di sempre ottenendo il 33,3 % dei consensi. Il Benigni attore portava con sé in dote il teatro popolare tos

Cinema / E la censura non c'è più

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       E' notizia del 5 aprile 2021, ogni tanto qualcosa che esula dal Covid e dai vaccini, l'abolizione, tramite decreto, della censura cinematografica da parte del Ministro della Cultura Dario Franceschini. Il politico piddino a tal proposito ha espresso la propria soddisfazione per tale provvedimento dichiarando: «Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti». In realtà, il provvedimento era previsto dalla Legge sul cinema del 2016 e prevedeva la sostituzione dell'Istituto della censura con un organismo che andasse a classificare le varie pellicole prodotte e distribuite. La nuova Commissione di classificazione sarà composta da cinquanta professionisti del mondo del cinema, della pedagogia, della sociologia, nonché magistrati e rappresentanti delle associazioni dei genitori e delle associazioni animaliste e avrà il compito di adeguare la visione dei

Cinema / Lei mi parla ancora

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Pupi Avati all'anagrafe Giuseppe Avati, classe 1938, è un regista che nella sua lunga carriera ha sempre avuto come tratto distintivo una modalità narrativa che lo ha sempre identificato nel panorama cinematografico italiano. Il suo ultimo lavoro Lei mi parla ancora  ispirato dal libro Lei mi parla ancora-memorie edite ed inedite di un farmacista scritto da Giuseppe Sgarbi, padre di Vittorio ed Elisabetta, pubblicato nel 2016 e dedicato alla memoria della moglie Rina Cavallini scomparsa nel 2015 dopo ben 65 anni di matrimonio, conferma questa collocazione ancora una volta. Il film era destinato alla distribuzione nelle sale ma a causa della pandemia è stato venduto a Sky Cinema che lo ha messo in programmazione dall'8 febbraio 2021.  Giuseppe Sgarbi inizia l'attività di scrittore a 93 anni con Lungo l'argine del tempo edito da Skira con le postfazioni dei due figli, in seguito ha pubblicato Non chiedermi cosa sarà il futuro , ma il libro che sente più suo, quello scat

Quale cultura possibile?

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Nel saggio Economia, società e modi del fare musica nelle culture tradizionali , Marcello Sorce Keller ci riporta come tradizionalmente gli antropologi tendano a suddividere le parti che compongono quel vasto fenomeno che chiamiamo cultura. Alla domanda che cos'è "una cultura" gli studiosi ci dicono quali sono le tre componenti che intervengono nella sua costituzione: una parte materiale, gli oggetti, strumenti e utensili; un sistema socio-economico di riferimento  e infine, una cultura espressiva, ossia religione, arte e linguaggio proprio di una realtà sociale. Quindi ciò che chiamiamo cultura è quel conglomerato stratificato nel tempo di queste componenti che interagiscono tra loro. Come ci ricorda anche Mario Vargas Llosa: " La cultura non è la somma di parecchie attività, ma un modo di vivere, un modo di essere in cui le forme sono importanti quanto il contenuto. La conoscenza ha a che vedere con l'evoluzione della scienza a della tecnica, e la cultura è qua

Covid 19 - la terza ondata

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Questo è un blog che tratta questioni legate al mondo dello spettacolo, cinema, teatro e musica, quindi allo stato attuale, in questo periodo dominato dall'ombra grigia del Covid non c'è molto da dire, e se anche ci fossero argomenti interessanti da approfondire, in sincerità dichiaro di non averne voglia.  Nel passato recente mi sono occupato di scrivere, in questa sede, un articolo riguardo alla narrazione di questa pandemia da parte dei politici e dei media, cassa di risonanza di quest'ultimi. Ciò che mi portò alla stesura dell'articolo furono delle discrepanze, o meglio incongruenze, tra ciò che veniva detto e ciò che realmente accadeva, ossia le misure prese per fronteggiare la diffusione del virus. A mesi di distanza vorrei tornare su questo argomento anche alla luce del recente inasprimento delle misure di prevenzione da parte del Governo. Andando a memoria mi sembrava di ricordare che nel mese di ottobre e novembre, quando si paventava già la venuta della terza