Le parabole sovrapposte di Benigni e della (pseudo) sinistra italiana

     La figura di Roberto Benigni è stata senz'altro singolare nel panorama dello spettacolo italiano. La sua comparsa sugli schermi televisivi dalla metà degli anni '70, fu sicuramente un evento di rottura nei confronti di una televisione che faceva della sua essenza una cultura radicata nel mondo borghese. C'è da dire, però, che quella di Benigni non fu un esperienza isolata, ma figlia dei tempi: nel 1969 Dario Fo portava in scena Mistero Buffo, e sembra strano dirlo, esisteva all'epoca una sezione programmi sperimentali della RAI che produceva pellicole innovative e di nicchia. La parabola di Roberto Benigni ha il suo inizio quindi in un contesto aperto ad un espressione  tendenzialmente anti-borghese (ancora per poco), che si collocava proprio nel decennio di maggior peso politico del PCI di Berlinguer: nelle elezioni del 1976 raggiunse il miglior risultato di sempre ottenendo il 33,3 % dei consensi. Il Benigni attore portava con sé in dote il teatro popolare toscano, quella forma di spettacolo popolare che affondava le proprie radici nel Maggio poetico, nelle zingarate, nel brescello, nell'ottava rima e nelle sfide poetiche a colpi di improvvisazione, che narravano spesso, storie e leggende di anarchici e briganti. La comunicazione innovativa, che fondava le basi, nelle più antiche tradizioni del teatro popolare e contadino, fu certamente ciò che Roberto Benigni, insieme ad un linguaggio irriverente, portò nella televisione italiana; trasmissioni come Onda libera

e L'altra domenica divennero cult, quando non esisteva ancora il concetto del "politicamente corretto" e cosa importante, esisteva ancora una satira politica televisiva. L'attore Benigni inizia così la sua carriera armonizzando a meraviglia il suo aspetto giullaresco con le caratteristiche proprie di altri comici, penso a Massimo Troisi, facendo accettare una comicità immaginifica proveniente da altre realtà storico-culturali ma che si armonizzavano a meraviglia con l'Italia degli anni '80, un paese che viveva ancora il suo benessere e le comodità del suo stato sociale, che da li a poco l'onda thatcherista inizierà ad erodere. L'incontro determinante per l'attore-regista, spesso non valutato a sufficienza, è quello con Vittorio Cerami che firmerà insieme all'attore toscano, soggetti e sceneggiature da Il piccolo diavolo (1988) fino a La tigre a la neve (2005) passando per il film che ha rappresentato la vera "svolta" nella sua carriera: La vita è bella (1997). Il successo di Benigni decretato dall'Oscar, oltre alla concessione, proprio da qual periodo in poi  di una miriade di premi e altrettante Lauree honoris causa, coincide con il decennio, gli anni '90 del XX secolo, che vide lo scioglimento del PCI e la sua trasformazione nel PDS, con tanto di  rimpicciolimento del simbolo rappresentato dalla falce e il martello, sostituito con una bella quercia. Nel 1998 si cambia ulteriormente: il PDS divenne DS concludendo definitivamente l'esperienza della falce e del martello che venne sostituto da una rosa stilizzata. Un successivo momento di svolta nella carriera di Roberto Benigni avviene dal 2006 al 2013 con la messa in scena dello spettacolo Tutto Dante, dove al fianco della lettura e dell'esegesi della Commedia dantesca trova spazio la satira, a dire il vero più controllata e forse matura di quella che lo portò al successo durante gli anni '80. Nel 2012 riceve la cittadinanza onoraria di Firenze dal sindaco Matteo Renzi e nel 2014 inizia un progetto analogo a quello su Dante, riguardante  i dieci comandamenti. Come si dissolve in questi anni la sinistra italiana, ormai senza una chiara rotta da seguire, una volta abbandonati i fondanti motivi storici, così si vede in maniera sempre più stringente un avvicinamento di Benigni a posizioni di potere: spesso nei suoi interventi in trasmissioni in prima serata o durante le "ospitate" al Festival di S. Remo, sfuma la satira con tendenze retoriche nazional-popolari, guarda caso apprezzate dalle più alte cariche dello Stato; le stesse  tendenze che cercava di demolire ai suoi esordi; nel 2016 si pone nettamente a favore di Matteo Renzi sulla questione del Referendum costituzionale e diviene una presenza fissa in occasioni istituzionali, l'ultima in ordine di tempo, la partecipazione al Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica in occasione delle celebrazioni dantesche.

La notizia della concessione del Leone d'oro alla carriera, in fondo, non mi stupisce. Non credo sia un mistero che carriere di un certo livello in Italia vedano la necessaria presenza di legami, influenze, sostegni e crediti che vengono concessi a chi più si adegua alla narrazione preferita dal mainstream culturale del momento; questa è una situazione sempre esistita, anche se ora l'oligopolio comunicativo si fa sempre più stringente ed esclusivo: uno dei motivi per il quale si è potuta abolire la censura. Tutto ciò che viene proposto ha l'avallo del potere, anche i finti contestatori; il resto non lo vedrete mai. L'istituto censorio poteva colpire Berlinguer ti voglio bene del 1977 diretto da Giuseppe Bertolucci, un film come Chiedo Asilo del 1979 si poteva inserire nel dibattito riguardante un rinnovamento delle scelte didattiche, molto vivo all'epoca. Cambiano i tempi e si evolve, o involve, il linguaggio, proprio in questo crocevia si delineano gli uomini: c'è chi crede nella coerenza espressiva e non segue i mutamenti politici, sono quelli sconosciuti o semi-sconosciuti, che se non li cercate non vi verranno mai proposti, e c'è chi crede alle possibilità che si palesano seguendo i mutamenti politici. La coerenza espressiva si adeguerà, in fondo non sono solo gli stupidi che non cambiano mai idea?

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