Media / Narrazioni strategiche

Ambientalismo
 Avendo passato più di cinque decadi su questo pianeta, e nello specifico, su questa appendice di terra che guarda a mezzogiorno protesa nel mare, ricordo ancora oggi le campagne ambientaliste portate avanti tra gli anni '70 e '80 dai partiti di sinistra italiani. Ricordo inoltre le immagini del fiume Lambro sul quale navigava, eterea e maleodorante, la schiuma proveniente dagli scarichi industriali degli stabilimenti della zona, come le campagne anti-plastica che cercavano di migliorare la vita delle creature acquatiche, spesso immortalate con indosso uno spesso strato di liquame nero, sversato da qualche petroliera nei nostri mari. L'attenzione all'ambiente in una certa fascia della popolazione, i più colti, consapevoli e attenti, è stata sempre presente in Italia; i primi movimenti, di stampo aristocratico e colto, risalgono addirittura ai primi anni del '900, mentre nel 1955 un gruppo di intellettuali darà vita a Italia Nostra, dapprima su posizioni miranti a salvaguardare il patrimonio storico-culturale e successivamente allargando la sfera d'azione agli ambienti naturali insidiati dall'insediamento delle raffinerie petrolifere, installazioni industriali che andavano a modificare irrimediabilmente i luoghi e con essi le persone e la loro vita. L'attenzione all'ambiente si intensificò con la diffusione del benessere economico e con esso dell'inquinamento derivato dai processi produttivi che elargivano benessere, e dalla metà degli anni '60 l'idea di uno sviluppo diverso cominciò a prendere vita anche in ambienti politici di opposizione; questo fatto andava a collimare con ideali sociali e politici. L'inquinamento andava di pari passo, era quindi espressione di uno stesso pensiero, con la deturpazione urbanistica delle grandi città: il modello piratesco della grande industria coadiuvata dai politici di turno era di prendere il più possibile, sottraendo terra, aria e acqua a tutti gli individui, in cambio di un progresso fittizio, che a quanto pare, già ci è costato molto. Dell'ambiente ai politici non è mai importato nulla, visto solo come oggetto di razzia indiscriminata; a conferma di ciò basti pensare che in Italia il primo Ministero dell'Ambiente è stato creato dal governo Craxi nel 1986.

Le lotte dell'epoca vennero sempre sottaciute e gli ambientalisti vennero sempre visti come dei rompiscatole, comunisti e portatori di un pensiero arcaico che non sapevano, o non volevano per motivi ideologici, cogliere gli indiscussi vantaggi del progresso. Vennero omessi dati di ricerche che mettevano in luce i danni, anche futuri, dell'inquinamento, per il semplice motivo che una narrazione tale era portatrice di intralci nell'ingranaggio economico e nella produzione di profitto. Fino a che, dopo una manciata di decenni non compare all'orizzonte Greta, una ragazzina svedese che riesce nell'impresa dove hanno parzialmente fallito scienziati, intellettuali, politici, leader ambientalisti, decine di migliaia di manifestanti, organizzazioni transnazionali. La ragazza riesce nientemeno che farsi ascoltare a Davos dai potenti della terra, riesce a farsi ricevere da presidenti e primi ministri di mezzo mondo divenendo una star del media system. Ma non trovate niente di strano? Sfido qualunque accademico a farsi ricevere da Draghi per parlare di ambiente. 

Il fenomeno Greta va incasellato in quel sistema tipico dell'era social al pari di qualsiasi Influencer, con la differenza che invece di argomentare su trucchi e biancheria intima, la ragazza scandinava tocca argomenti, che guarda caso in questa fase storica a differenza di quaranta anni fa,  interessano molto all'establishment politico-economico, che vede proprio nella politica green e nella digitalizzazione due campi di sviluppo e conseguente generazione di congrui profitti. Proprio la madre di Greta, a questo proposito ha avuto modo di dire: «Tenete presente che potrebbe bastare una singola popstar, una influencer, per ridisegnare la mappa. Il potere delle celebrità è senza dubbio problematico, ma questa è la realtà nella quale viviamo oggi, e certo non abbiamo il tempo di cambiarla. Il vantaggio è che in un mondo iper connesso come il nostro, è sufficiente un re, una super star o un Papa che si battano a favore delle emissioni zero per rendere possibile il cambiamento». Come ogni narrazione che si rispetti, il protagonista deve avere un antagonista, e stranamente, il ruolo del "cattivo" in questa storia viene esercitata dai politici che non vogliono cambiare, resistenti ad ogni modificazione, proprio quei politici che ricevono in pompa magna Greta, e in senso allargato tutti i giovani del pianeta, per risolvere con loro democraticamente i problemi del pianeta.  Tuttavia non bisogna dare a Greta un importanza maggiore di quella che realmente riveste. Il potere ne usa l'icona mediatica per giustificare una svolta economica epocale che si sta approntando e ci coinvolgerà volenti o nolenti da qui ad almeno dieci anni. Riveste invece una certa rilevanza, e la comunicazione pandemica ci ha già mostrato qualcosa, la vendita di servizi informativo-comunicativi da parte di organizzazioni legate a lobby, che mirano alla manipolazione di media, politici e funzionari; un gioco torbido spesso nascosto dietro organizzazioni no-profit, che ufficialmente promuovono lo sviluppo della digitalizzazione finalizzato al progresso umano. Ovviamente la narrazione globalista intrisa di sogni di digitalizzazione e sostenibilità verde oltre che a questo potente impianto manipolatorio, si avvale di una serie di personalità integrate al sistema, reclutate dal mondo della politica, della grande impresa, dello spettacolo e dello sport per recare il messaggio del momento, per stimolare tutti agli sforzi necessari per conseguire l'obiettivo, sempre di natura economico, stabilito dall'establishment. Non c'è scampo. O dentro, o fuori.


https://www.utopialab.it

https://thefuturesociety.org

https://lobbyfacts.eu/representative/b6da2655ef324402b5ac9a4454c53080/the-future-society

https://www.worldgovernmentsummit.org/about/the-organization

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