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Cinema / E la censura non c'è più

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       E' notizia del 5 aprile 2021, ogni tanto qualcosa che esula dal Covid e dai vaccini, l'abolizione, tramite decreto, della censura cinematografica da parte del Ministro della Cultura Dario Franceschini. Il politico piddino a tal proposito ha espresso la propria soddisfazione per tale provvedimento dichiarando: «Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti». In realtà, il provvedimento era previsto dalla Legge sul cinema del 2016 e prevedeva la sostituzione dell'Istituto della censura con un organismo che andasse a classificare le varie pellicole prodotte e distribuite. La nuova Commissione di classificazione sarà composta da cinquanta professionisti del mondo del cinema, della pedagogia, della sociologia, nonché magistrati e rappresentanti delle associazioni dei genitori e delle associazioni animaliste e avrà il compito di adeguare la visi...

Cinema / Lei mi parla ancora

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Pupi Avati all'anagrafe Giuseppe Avati, classe 1938, è un regista che nella sua lunga carriera ha sempre avuto come tratto distintivo una modalità narrativa che lo ha sempre identificato nel panorama cinematografico italiano. Il suo ultimo lavoro Lei mi parla ancora  ispirato dal libro Lei mi parla ancora-memorie edite ed inedite di un farmacista scritto da Giuseppe Sgarbi, padre di Vittorio ed Elisabetta, pubblicato nel 2016 e dedicato alla memoria della moglie Rina Cavallini scomparsa nel 2015 dopo ben 65 anni di matrimonio, conferma questa collocazione ancora una volta. Il film era destinato alla distribuzione nelle sale ma a causa della pandemia è stato venduto a Sky Cinema che lo ha messo in programmazione dall'8 febbraio 2021.  Giuseppe Sgarbi inizia l'attività di scrittore a 93 anni con Lungo l'argine del tempo edito da Skira con le postfazioni dei due figli, in seguito ha pubblicato Non chiedermi cosa sarà il futuro , ma il libro che sente più suo, quello scat...

Quale cultura possibile?

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Nel saggio Economia, società e modi del fare musica nelle culture tradizionali , Marcello Sorce Keller ci riporta come tradizionalmente gli antropologi tendano a suddividere le parti che compongono quel vasto fenomeno che chiamiamo cultura. Alla domanda che cos'è "una cultura" gli studiosi ci dicono quali sono le tre componenti che intervengono nella sua costituzione: una parte materiale, gli oggetti, strumenti e utensili; un sistema socio-economico di riferimento  e infine, una cultura espressiva, ossia religione, arte e linguaggio proprio di una realtà sociale. Quindi ciò che chiamiamo cultura è quel conglomerato stratificato nel tempo di queste componenti che interagiscono tra loro. Come ci ricorda anche Mario Vargas Llosa: " La cultura non è la somma di parecchie attività, ma un modo di vivere, un modo di essere in cui le forme sono importanti quanto il contenuto. La conoscenza ha a che vedere con l'evoluzione della scienza a della tecnica, e la cultura è qua...

Covid 19 - la terza ondata

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Questo è un blog che tratta questioni legate al mondo dello spettacolo, cinema, teatro e musica, quindi allo stato attuale, in questo periodo dominato dall'ombra grigia del Covid non c'è molto da dire, e se anche ci fossero argomenti interessanti da approfondire, in sincerità dichiaro di non averne voglia.  Nel passato recente mi sono occupato di scrivere, in questa sede, un articolo riguardo alla narrazione di questa pandemia da parte dei politici e dei media, cassa di risonanza di quest'ultimi. Ciò che mi portò alla stesura dell'articolo furono delle discrepanze, o meglio incongruenze, tra ciò che veniva detto e ciò che realmente accadeva, ossia le misure prese per fronteggiare la diffusione del virus. A mesi di distanza vorrei tornare su questo argomento anche alla luce del recente inasprimento delle misure di prevenzione da parte del Governo. Andando a memoria mi sembrava di ricordare che nel mese di ottobre e novembre, quando si paventava già la venuta della terza ...

Cinema / La musica che cura

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 L'omologazione culturale della quale siamo vittime, sempre più spesso ci priva della possibilità di assistere a pellicole che meriterebbero più attenzione. Il cinema che apre il pensiero ponendo quesiti e non fornendo facili ed edificanti risposte, viene sempre più relegato ai margini da un'industria cinematografica che propone puro spettacolo, consunti drammi amorosi-adolescenziali e film di dubbio gusto che si spacciano come portatori di nuove visioni. Il film marginalizzato del quale intendo trattare in questa sede è La musica che non ti ho detto (2011), titolo originale The music never stopped del regista Jim Kohlberg, premiato al Sundance Festival dello stesso anno. L'autore, anche scrittore e produttore, (ha prodotto anche i film Trumbo e Two family house) è anche un attivo investitore nel settore delle energie green e nel settore Internet media. Il film è ispirato da un fatto realmente accaduto descritto nel saggio The last hippie del neurologo Oliver Sacks, sc...

Francesco Totti: un documentario

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     Da tifoso romanista quale sono, non potevo esimermi dal guardare Mi chiamo Francesco Totti il documentario firmato Alex Infascelli e presentato al Festival del Cinema di Roma 2020, che ripercorre la vita, privata e sportiva, del campione di Via Vetulonia. Il filmato fa partire la sua narrazione dalle ore precedenti alla cerimonia, che allo stadio Olimpico, decreta l'addio al calcio di Francesco. Nel percorrere le strade che dal passato l'hanno portato in quel momento fatidico, Infascelli usa immagini della vidoteca della famiglia Totti: i video sulla spiaggia di Tor Vaianica, il tiro a segno ai compagni di scuola, "il gioco delle paperelle" nel cortile della Scuola Manzoni, gli spezzoni delle prime partite con squadre romane minori fino alla fatidica scelta che poteva essere un trampolino verso il professionismo: Lazio o Roma? E qui emerge l'anima giallorossa che non esita un istante, ascolta il cuore e sceglie d'istinto.      Francesco Totti merita d...

Cinema / Sulla mia pelle: l'arroganza del potere

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      Il cinema è decisamente il mezzo che meglio rappresenta il nostro tempo. Se il XVIII secolo trova la rappresentazione del suo stato nel teatro, pensiamo a Goldoni o alla nascita del dramma borghese, se il XIX secolo esprime le sue tensioni nel grande romanzo, e in Italia nel melodramma, il XX secolo incanala le sue nevrosi, altra parola molto cara al secolo scorso, attraverso il cinema, che diviene un medium, dove forse per la prima volta, la dimensione estetica e la dimensione comunicativa si trovano strettamente correlate.     Altra prerogativa del cinema à quella di rappresentare, questo accade fin dalle origini, la storia, gli eventi del passato, che attraverso le immagini riprendono vita e vengono proposti allo spettatore ricostruiti, arricchiti con elementi che non traspaiono dalla consultazione dei documenti scritti.       Nel nostro caso specifico, trovo ben riuscita in questo senso la trasposizione cinematografica della v...