Cinema / La forza di Alice. La forza delle donne.

Il multiforme mondo dei cortometraggi è spesso un terreno di crescita e sperimentazione dove i giovani cineasti si mettono alla prova con il sogno di tentare il grande salto nelle produzioni dei lungometraggi, ossia, il cinema che conta.
Tuttavia,  da qualche anno a questa parte, si mette in evidenza una grande produzione di corti, dove a cimentarsi con questa forma di cinema di nicchia si nota la presenza di artisti affermati o quantomeno non alle prime armi. Proprio a quest'ultima categoria appartiene Michele Li Volsi, cinquantenne regista e attore palermitano che con il suo ultimo lavoro, La forza di Alice, affronta con coraggio e lucidità tematiche scabrose ma quanto mai attuali quali la violenza sulle donne, l'omosessualità femminile e la procreazione assistita.

Michele Li volsi regista

La forza di Alice narra in poco più di 13 minuti, le vicende, tratte da un fatto di cronaca, di una coppia omosessuale, Alice e Andrea, che decidono di avere un figlio nella Sicilia dei nostri tempi, dove, come ci racconta la pellicola, la società patriarcale è ancora ben salda. Il loro sogno verrà ostacolato in maniera violenta, ma il desiderio di vita e felicità avrà la meglio sull'ignoranza oscurantista.


Li Volsi dopo il successo di critica ottenuto con il cortometraggio Addio Clochard,  dove narra la tematica del vagabondaggio causato dai rovesci della fortuna, quindi la perdita di ogni legame stabile con conseguente caduta dell'autostima, che predispone a vestire i panni della vittima sacrificale in una società che per comodità non vuole vedere ne tanto meno sapere, continua il suo lavoro di denuncia sociale percorrendo ancora una volta il filo scomodo delle situazioni difficili.

La forza di Alice appare fin da subito come un inno alla vita, che si afferma, nonostante la barriere di natura culturale che vengono innalzate nei confronti di chi non vuole percorrere i sentieri consueti. Li Volsi per far giungere chiaramente il messaggio senza fraintendimenti, sceglie una strada, se vogliamo estrema, caratterizzata da immagini forti dove la tensione emotiva si esalta nella sensazione di ripugnanza che le scene propongono. Rifiuto verso gli uomini, quegli uomini, e la cultura che rappresentano, generatrice instancabile di situazioni che ripetutamente hanno plasmato l'immaginario collettivo legato ad uno specifico luogo geografico.

In realtà, il corto in questione si pone  come un lavoro che nasce da un fatto di cronaca, quindi come documento, per denunciare nello specifico una cultura della morte e della sopraffazione nei confronti del femminile, che vede la sua conclusione con un finale marcatamente catartico ma lascia tuttavia aperte questioni che sono presenti quasi tutti i giorni nelle pagine della cronaca.

Michele Li VolsiIl film è stato girato nel comune di Valderice, alle porte di Trapani, che la fotografia, curata dallo stesso Li Volsi, ha saputo valorizzare attraverso sapienti campi lunghi che ne evidenziano le bellezze paesaggistiche. Pregio del corto è la scorrevolezza narrativa che riesce a rendere fruibile in un tempo ridotto, una storia complessa che travalica ogni concetto di unità di tempo e luogo, senza per questo tralasciare aspetti e informazioni importanti. Li Volsi con grande maestria, attraverso una fotografia che rende il paesaggio siciliano deuteragonista e che accompagna attraverso l'uso di campi diversificati i momenti più significativi della pellicola e  di
un montaggio narrativo efficace, riesce ad assestare il "pugno nello stomaco" necessario per ridestare le coscienze.

Per concludere, un plauso agli attori, tra i quali figurano nei panni del padre di Alice, Angelo Russo, il Catarella della serie del Commissario Montalbano, e lo stesso Michele Li Volsi nei panni di Maurizio. Le protagoniste femminili sono Maria Luce Pittalis, nell'intenso ruolo di Alice Tommasini e Milena Bianca Gori nel ruolo di Andrea.


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