Mostre / La fruizione artistica per uscire dall'isolamento

Dal 20 maggio al 20 giugno 2020 presso la Ikigai Art Gallery di Roma, in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte di Raffaello Sanzio, avrà luogo una esposizione artistica, curata dalla Dott.ssa Alessia Ferraro, che vuole essere una possibile via di uscita, lastricata di bellezza, dall'isolamento dettato dalle misure anti Covid 19.
Condividerò lo spazio espositivo con altri due artisti, Saverio Galano e Emanuele Marchetti. 


battista galano marchetti arte

Galano presenta tre interessanti opere pittoriche che trovano forza nella "poesia del movimento" (A. Ferraro). Immagini che rappresentano in una dimensione onirica da dove è difficile fuggire, figure archetipiche del mondo dello spettacolo, come giocolieri, poeti, contorsionisti, in atteggiamenti riflessivi e collocati in uno spazio dove la comunicazione è difficile, dove il pensiero non riesce a materializzarsi in parola.
Marchetti invece propone "opere intessute da una perizia tecnica in grado di plasmare “manieristici” tessuti, utilizzando tecniche tintorie naturali, antiche. Uscire dagli schemi industriali del presente per recuperare un concetto ancestrale di fare arte, insegna come è possibile vivere nel presente senza dimenticare il passato. Alla base delle sue creazioni, lo spettatore può immaginare un disegno ben organizzato e ragionato in cui pieni e vuoi, curve e rette sono magistralmente equilibrate. Il sinuoso e consapevole rigore con cui manifesta la sua creatività, rende estremamente contemporanee le lezioni del passato." (A. Ferraro).



Per quanto mi riguarda, sarò presente con il progetto Madonne contemporanee, sette fotografie formato 30x45 a colori che hanno più di qualche punto 
in comune con i progetti degli artisti già menzionati.

Osservando le Madonne con bambino di Raffaello, la prima cosa che ha attratto la mia attenzione è sempre stata l’atteggiamento della figura femminile e la prossemica del corpo della madre in relazione al bambino. Spesso il viso della Madonna guarda il bambino, oppure ha lo sguardo rivolto verso il basso comunicando allo stesso tempo sottomissione e senso materno di protezione nei confronti del figlio.

Sicuramente le Madonne raffaellesche riproducono l’ideale femminile cinquecentesco, e la sua collocazione nel contesto dell’epoca, ossia quella modalità della donna di vivere in una società patriarcale nella quale il ruolo femminile prioritario, se non esclusivo, era quello materno. Altro aspetto che risalta guardando i volti mariani dell’urbinate è l’assenza di linee d’espressione dal viso: non una ruga, un’increspatura, una leggera imperfezione della pelle; la bellezza di Maria è luminosa, idealizzata, antinaturalistica.
fotografia ritratto
S. Battista - Marika
La figura della Madonna con il figlio rappresenta l’equilibrio e la pacatezza sempre cercati dall’essere umano, raramente trovati e di conseguenza divinizzati

Queste le personali premesse critiche. Ardua la ricerca, ma alla fine trovo nel mio vasto repertorio fotografico immagini che possono restituire e adeguare in chiave contemporanea quelle qualità, alcune delle quali universali e trans-temporali, altre, figlie di nuove istanze maturate in un processo di modificazioni sociali durato 500 anni.
Guidato da queste premesse, imprescindibili per rendere una profondità morale congiunta a una coerenza critica, ho indirizzato le mie scelte su immagini che conducessero al ruolo materno della donna, aspetto universale, attraverso una coscienza mutata, consapevole, di una figura femminile che attraverso lotte, umiliazioni e sofferenze è riuscita a veder riconosciuti i propri diritti di essere umano inserito nel processo di edificazione di una società più giusta, anche se in verità, molto resta ancora da fare.

Le fotografie scelte provengono da due progetti editoriali: L’infinita bellezza -  ritratti femminili a Roma (2014) e La voce delle donne - considerazioni al femminile riguardo alla violenza di genere (2017). In tutte queste immagini ciò che cambia rispetto alle madonne raffaellesche, oltre allo stile dell’abbigliamento, è lo sguardo che non è più rivolto in basso o al bambino, significazione di una vita rivolta verso l’interno, introversione casta vissuta nell’intimo dello spazio domestico, ma bensì rivolto direttamente negli occhi dell’interlocutore, elemento pregnante di una diversa consapevolezza femminile. Lo sguardo si è alzato e la donna è uscita dall’ambiente intimo e discreto delle proprie stanze. Inoltre, le donne raffigurate nelle fotografie, risultano coraggiose nel mostrare le linee d’espressione e le leggere imperfezioni della pelle dei propri visi, rappresentazione di una condizione non propriamente placida e idealizzata ma che affonda la propria ragione d’essere nella lotta di vivere la nuova condizione, al fine di far emergere la propria individualità e per far riconoscere i propri diritti; volti che rappresentano sulla skené, un’azione drammatica illuminata da contrastanti tagli di luce che sottolineano le increspature e le corru-azioni dell’esistenza umana.




Ikigai Art Gallery, Via Sirte, 39 - Roma

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